Finalmente , la torta per la festa di S Pardo
con tanto di carro decorato e mucche.
E' una semplice torta margherita vestita a festa
con crema pasticcera e bagna fatta con succo
alla pera alungato con acqua e un goccio di martini.
questa e' la parte posteriore del carro, molto elaborata
visuale dall'alto con le mucche che fanno un po' di
sosta dopo la fatica
questo e' il carro effettivo della nostra festa patronale ,che dura tre giorni ,
e fra poco avra' inizio,il 25-26-27 Maggio.
E' una festa dove ogni larinese di puro sangue sente il richiamo
e tutti i turisti che ogni anno abbondano restano a bocca aperta.
E' un esplosione di colori , di rumori, di animali, di campanacci,di suoni
descriverla cosi' non si puo' rendere l'idea.
vi metto un po' di cenni storici di questa festa.
*********************
La caratteristica festa di S. Pardo, Patrono principale di Larino e della
diocesi, è considerata da noti esperti, una delle più belle che si celebrano in
Italia.
Quasi centocinquanta carri, dalla foggia trionfale o dal formato a
capanna, buona parte di cui trainati da buoi, artisticamente addobbati e
ricoperti di fiori, offrono dal 25 al 27 maggio nella città frentana uno
spettacolo indimenticabile.
Di S. Pardo si hanno due biografie: una di
autore anonimo del secolo X e l'altra di Radoino, levita della Chiesa di Larino,
scritta nel XIII secolo. Esse, però, non permettono di acquisire dati storici
certi. L'unico elemento sicuro scaturito da studi recenti, riguarda un Pardo,
primo vescovo pugliese storicamente certo, che partecipò al Concilio di Arles
nel 314. Non è da escludere, quindi, che il S. Pardo venerato a Larino e quello
recatosi ad Arles in rappresentanza della comunità cristiana di Salpi o Salapia,
antica città situata nei pressi dell 'attuale Trinitapoli, siano la stessa
persona.
Il trasporto da Lucera alla città frentana dei resti mortali del
Santo si verificò proprio su di un carro trainato da buoi e probabilmente da
allora si celebra questa solenne manifestazione di fede, seppure modificata più
volte nel corso dei secoli, citata anche dal celebre drammaturgo francese
Alexandre Dumas (père) nel suo famoso romanzo -La Sanfelice- scritto negli anni
Sessanta del secolo scorso.
Larino, "tutta unita nella sua fede, celebra il
suo poema di ricordi e di bellezze nel maggio canoro, a testimoniare la saldezza
spirituale di questo popolo (...). Natura e storia sono il patrimonio di questa
città: natura non avara e storia non indifferente si fondono creando il genio
del buono e del bello per cui in questa Sagra del maggio tutto è trionfo di
pace, di amore e di lavoro" (da E. De Rosa - Il significato di una Sagra -, in -
Una gemma del folklore molisano -, ne - Il Mattino - del 26 maggio 1934).
La
festa risale all' anno 842 quando Larino venne distrutta dai Saraceni. La
leggenda narra che i larinesi sopravvissuti alla distruzione della città,
decisero di fare una spedizione verso Lesina per recuperare le reliquie dei SS.
Martiri di Larino, i fratelli Primiano, Firmiano e Casto morti durante la
persecuzione contro i cristiani, voluta dall' imperatore Diocleziano. Mentre
giravano per le campagne, in attesa di posizioni favorevoli che avrebbero
permesso di appropriarsi delle reliquie e contrastare l' opposizione degli
abitanti di Lesina, s' imbatterono nel sepolcro che racchiudeva il corpo di San
Pardo, Vescovo di Lucera. Pensando che quell' incontro era stato un segno
divino, decisero che San Pardo sarebbe diventato il loro protettore. Pertanto,
depongono l' urna su un carro agricolo tirato da due buoi, lo rivestono di fiori
e in una processione trionfale fanno ritorno a casa.
Al di là del racconto
leggendario la carrese di Larino ha un valore oltrechè folcloristico soprattutto
spirituale, ed ogni oggetto od ornamento ha un significato specifico.
La
festa di San Perdo è da ricollegarsi anche ai riti agrari primitivi durante i
quali si celebravano le feste di maggio e giugno per resuscitare la natura
"morta" durante l' inverno. Un simbolo importante è l'albero che nella festa di
San Pardo è rappresentato da un grosso ramo di ulivo portato in processione per
onorare la natura che risorge. li fatto che i larinesi vi appendono prodotti
caseari sottolinea la simbiosi e l'amicizia tra natura vegetale e l'uomo che la
trasforma per il suo nutrimento. Inoltre, il carro larinese rappresenta la
famiglia Le famiglie che hanno la proprietà del carro e che ricominciano dopo la
festa i preparativi per l'anno successivo rappresentano la comunità, l'alleanza,
la vita che sempre ricomincia nel suo eterno divenire.
L'allestimento dei
carri è operazione che richiede tempo e impegno e consiste nel fissare i fili
dell'impianto elettrico per le luci, sistemare le coperte e le stoffe ricamate
dove vengono poggiati i fiori secondo il progetto a suo tempo approvato dall'
intera famiglia.
L'addobbo del carro è un vero rito che coinvolge l'intera
famiglia insieme ad altri eventuali collaboratori.
Dopo il tramonto del primo
giorno (25 maggio) i carri si avviano lentamente dal centro storico verso la
parte alta dell'antico capoluogo frentano, sito dove, sotto Diocleziano, furono
martirizzati i tre cittadini Larinati Primiano, Firmiano e Casto. In questa
località, sui resti di una basilica paleocristiana, sorge un piccolo tempio
dedicato al primo dei tre Martiri, S. Primiano, il cui simulacro viene prelevato
e deposto sull'ultimo dei carri, quello più antico. È ormai notte fonda ed è
anche il momento culminante dell'affascinante processione. I carri, in una
fantasmagoria indescrivibile di luci alimentate da piccole lampade multicolori
situate a centinaia su ognuno di essi e dalle migliaia di fiaccole poste ai due
lati dell'interminabile corteo, ritornano nella Piazza del Duomo per collocare
nella monumentale cattedrale, dove nel tardo pomeriggio erano state sistemate,
lungo le due navate laterali, altre artistiche statue di santi venerate nei vari
sacri edifici della città, l'ultima effigie che ancora mancava per la imponente
processione del giorno dopo, quella del Martire Larinese.
È il dì seguente,
però, quello più importante perchè ricorda l'arrivo in città delle spoglie di S.
Pardo avvenuto il 26 maggio dell' anno 842.
In questo giorno la sfilata dei
carri si snoda da un capo all'altro del quartiere medioevale, percorrendone le
vie tortuose e, per oltre due ore, è possibile ammirare uno scenario
meraviglioso.
La fase conclusiva del terzo giorno (27 maggio) consiste nel
riaccompagnare il simulacro, di S. Primiano nella sua abituale dimora. I carri
partono dal centro storico intorno a mezzogiorno per ritornarne nel tardo
pomeriggio, regalando ancora una volta una straordinaria visione che non stanca
mai.
Quella brevemente descritta è una maggiolata, "espressione di alta fede
e di godimento dello spirito, dove l'animo esplode in una purezza di
manifestazioni che si riannodano alle antiche memorie frentane". Essa "rinnova
alla stirpe il senso della innata grandezza morale e canta le virtù di un popolo
millenario antesignano di ogni nobiltà di sentire e di ogni rigoglio di forza
civile"