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lunedì 21 maggio 2012

torta carro di S. Pardo


Finalmente , la torta per la festa di S Pardo
con tanto di carro decorato e mucche.



E' una semplice torta margherita vestita a festa
con crema pasticcera e bagna fatta con succo
alla pera alungato con acqua e un goccio di martini.


questa e' la parte posteriore del carro, molto elaborata


visuale dall'alto con le mucche che fanno un po' di
sosta dopo la fatica








questo e' il carro effettivo della nostra festa patronale ,che dura tre giorni ,
e fra poco avra' inizio,il 25-26-27 Maggio.
E' una festa dove ogni larinese di puro sangue sente il richiamo
e tutti i turisti che ogni anno abbondano restano a bocca aperta.
E' un esplosione di colori , di rumori, di animali, di campanacci,di suoni
descriverla cosi' non si puo' rendere l'idea.
vi metto un po' di cenni storici di questa festa.


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La caratteristica festa di S. Pardo, Patrono principale di Larino e della diocesi, è considerata da noti esperti, una delle più belle che si celebrano in Italia.
Quasi centocinquanta carri, dalla foggia trionfale o dal formato a capanna, buona parte di cui trainati da buoi, artisticamente addobbati e ricoperti di fiori, offrono dal 25 al 27 maggio nella città frentana uno spettacolo indimenticabile.
Di S. Pardo si hanno due biografie: una di autore anonimo del secolo X e l'altra di Radoino, levita della Chiesa di Larino, scritta nel XIII secolo. Esse, però, non permettono di acquisire dati storici certi. L'unico elemento sicuro scaturito da studi recenti, riguarda un Pardo, primo vescovo pugliese storicamente certo, che partecipò al Concilio di Arles nel 314. Non è da escludere, quindi, che il S. Pardo venerato a Larino e quello recatosi ad Arles in rappresentanza della comunità cristiana di Salpi o Salapia, antica città situata nei pressi dell 'attuale Trinitapoli, siano la stessa persona.
Il trasporto da Lucera alla città frentana dei resti mortali del Santo si verificò proprio su di un carro trainato da buoi e probabilmente da allora si celebra questa solenne manifestazione di fede, seppure modificata più volte nel corso dei secoli, citata anche dal celebre drammaturgo francese Alexandre Dumas (père) nel suo famoso romanzo -La Sanfelice- scritto negli anni Sessanta del secolo scorso.
Larino, "tutta unita nella sua fede, celebra il suo poema di ricordi e di bellezze nel maggio canoro, a testimoniare la saldezza spirituale di questo popolo (...). Natura e storia sono il patrimonio di questa città: natura non avara e storia non indifferente si fondono creando il genio del buono e del bello per cui in questa Sagra del maggio tutto è trionfo di pace, di amore e di lavoro" (da E. De Rosa - Il significato di una Sagra -, in - Una gemma del folklore molisano -, ne - Il Mattino - del 26 maggio 1934).
La festa risale all' anno 842 quando Larino venne distrutta dai Saraceni. La leggenda narra che i larinesi sopravvissuti alla distruzione della città, decisero di fare una spedizione verso Lesina per recuperare le reliquie dei SS. Martiri di Larino, i fratelli Primiano, Firmiano e Casto morti durante la persecuzione contro i cristiani, voluta dall' imperatore Diocleziano. Mentre giravano per le campagne, in attesa di posizioni favorevoli che avrebbero permesso di appropriarsi delle reliquie e contrastare l' opposizione degli abitanti di Lesina, s' imbatterono nel sepolcro che racchiudeva il corpo di San Pardo, Vescovo di Lucera. Pensando che quell' incontro era stato un segno divino, decisero che San Pardo sarebbe diventato il loro protettore. Pertanto, depongono l' urna su un carro agricolo tirato da due buoi, lo rivestono di fiori e in una processione trionfale fanno ritorno a casa.
Al di là del racconto leggendario la carrese di Larino ha un valore oltrechè folcloristico soprattutto spirituale, ed ogni oggetto od ornamento ha un significato specifico.
La festa di San Perdo è da ricollegarsi anche ai riti agrari primitivi durante i quali si celebravano le feste di maggio e giugno per resuscitare la natura "morta" durante l' inverno. Un simbolo importante è l'albero che nella festa di San Pardo è rappresentato da un grosso ramo di ulivo portato in processione per onorare la natura che risorge. li fatto che i larinesi vi appendono prodotti caseari sottolinea la simbiosi e l'amicizia tra natura vegetale e l'uomo che la trasforma per il suo nutrimento. Inoltre, il carro larinese rappresenta la famiglia Le famiglie che hanno la proprietà del carro e che ricominciano dopo la festa i preparativi per l'anno successivo rappresentano la comunità, l'alleanza, la vita che sempre ricomincia nel suo eterno divenire.
L'allestimento dei carri è operazione che richiede tempo e impegno e consiste nel fissare i fili dell'impianto elettrico per le luci, sistemare le coperte e le stoffe ricamate dove vengono poggiati i fiori secondo il progetto a suo tempo approvato dall' intera famiglia.
L'addobbo del carro è un vero rito che coinvolge l'intera famiglia insieme ad altri eventuali collaboratori.
Dopo il tramonto del primo giorno (25 maggio) i carri si avviano lentamente dal centro storico verso la parte alta dell'antico capoluogo frentano, sito dove, sotto Diocleziano, furono martirizzati i tre cittadini Larinati Primiano, Firmiano e Casto. In questa località, sui resti di una basilica paleocristiana, sorge un piccolo tempio dedicato al primo dei tre Martiri, S. Primiano, il cui simulacro viene prelevato e deposto sull'ultimo dei carri, quello più antico. È ormai notte fonda ed è anche il momento culminante dell'affascinante processione. I carri, in una fantasmagoria indescrivibile di luci alimentate da piccole lampade multicolori situate a centinaia su ognuno di essi e dalle migliaia di fiaccole poste ai due lati dell'interminabile corteo, ritornano nella Piazza del Duomo per collocare nella monumentale cattedrale, dove nel tardo pomeriggio erano state sistemate, lungo le due navate laterali, altre artistiche statue di santi venerate nei vari sacri edifici della città, l'ultima effigie che ancora mancava per la imponente processione del giorno dopo, quella del Martire Larinese.
È il dì seguente, però, quello più importante perchè ricorda l'arrivo in città delle spoglie di S. Pardo avvenuto il 26 maggio dell' anno 842.
In questo giorno la sfilata dei carri si snoda da un capo all'altro del quartiere medioevale, percorrendone le vie tortuose e, per oltre due ore, è possibile ammirare uno scenario meraviglioso.
La fase conclusiva del terzo giorno (27 maggio) consiste nel riaccompagnare il simulacro, di S. Primiano nella sua abituale dimora. I carri partono dal centro storico intorno a mezzogiorno per ritornarne nel tardo pomeriggio, regalando ancora una volta una straordinaria visione che non stanca mai.
Quella brevemente descritta è una maggiolata, "espressione di alta fede e di godimento dello spirito, dove l'animo esplode in una purezza di manifestazioni che si riannodano alle antiche memorie frentane". Essa "rinnova alla stirpe il senso della innata grandezza morale e canta le virtù di un popolo millenario antesignano di ogni nobiltà di sentire e di ogni rigoglio di forza civile"












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